Un sito web aziendale deve far capire in cinque secondi chi sei, cosa fai e per chi, e rendere facilissimo contattarti. Per farlo servono poche pagine chiare (home, servizi, chi siamo, lavori, contatti), telefono e WhatsApp sempre a portata di dito, prove concrete come recensioni e foto vere, un sito veloce dal telefono, gli obblighi di legge in ordine (partita IVA, privacy e cookie) e le basi per farsi trovare su Google. Tutto il resto è un di più.
Questa è la checklist che uso quando guardo il sito di un’azienda, prima di decidere se basta sistemarlo o se conviene rifarlo. Puoi usarla anche tu, punto per punto.
1. Un messaggio chiaro appena si apre la pagina
Chi arriva sul sito decide in pochi secondi se restare. In alto, senza scorrere, devono esserci:
- cosa fai, in parole semplici (“Impianti fotovoltaici per aziende e privati”, non “Soluzioni innovative per il futuro”);
- per chi e dove lo fai (“in provincia di Treviso”, “per studi medici”);
- un pulsante per l’azione principale: chiama, scrivi su WhatsApp, chiedi un preventivo.
Se un estraneo guardando la tua homepage non sa ripetere cosa fai, il primo problema è lì, prima ancora della grafica.
2. Le pagine che non possono mancare
Un sito aziendale per una PMI non deve essere grande. Questa è la struttura minima che funziona:
- Home: chi sei, cosa fai, per chi, perché sceglierti, come contattarti.
- Servizi o prodotti: una pagina per ogni servizio importante, non un elenco unico. Ogni pagina può essere trovata su Google per la sua ricerca.
- Chi siamo: persone vere, foto vere, la storia in poche righe. È la pagina che fa scegliere tra due aziende simili.
- Lavori o progetti: foto e descrizioni di cosa hai fatto, con il permesso dei clienti.
- Contatti: telefono, email, WhatsApp, indirizzo, mappa, orari e un modulo semplice.
- Privacy e cookie: obbligatorie (vedi punto 6).
Il blog è utile ma non indispensabile all’inizio: aprilo solo se hai qualcuno che lo aggiorna con costanza.
3. Contatti visibili ovunque
Ogni pagina deve permettere di contattarti senza cercare. In pratica:
- numero di telefono cliccabile dal telefono;
- pulsante WhatsApp, se lo usi per lavoro (meglio con WhatsApp Business e un messaggio automatico di benvenuto);
- modulo con pochi campi: nome, contatto, messaggio. Ogni campo in più fa perdere richieste;
- una frase che dice cosa succede dopo: “ti rispondo entro un giorno lavorativo”.
4. Prove che sei affidabile
Chi non ti conosce cerca segnali che sei un’azienda seria. I più forti:
- recensioni vere, meglio se collegate a Google;
- foto della sede, delle persone e dei lavori (le foto di repertorio si riconoscono e tolgono fiducia);
- loghi di clienti, certificazioni, anni di attività, numeri concreti;
- prezzi o almeno una fascia di prezzo, quando è possibile darla.
Su quali foto e video servono davvero c’è una guida dedicata: foto e video aziendali, quali contenuti servono.
5. Veloce e comodo dal telefono
La maggior parte delle visite arriva dal telefono. Un sito aziendale deve:
- aprirsi in pochi secondi anche con il segnale debole;
- avere testi leggibili senza zoom e pulsanti grandi abbastanza per il dito;
- non avere finestre che coprono la pagina appena si entra;
- usare immagini leggere: una foto da 8 MB rallenta tutto.
6. Gli obblighi di legge
Sono la parte meno divertente, ma un sito aziendale in Italia deve avere:
- ragione sociale e partita IVA, di solito in fondo a ogni pagina: per chi ha la partita IVA è un obbligo e ci sono sanzioni;
- informativa privacy conforme al GDPR, soprattutto se c’è un modulo di contatto;
- cookie policy e banner dei cookie se il sito usa strumenti di statistica, mappe, video o pubblicità di terze parti;
- certificato HTTPS (il lucchetto): senza, il browser segnala il sito come “non sicuro”.
7. Le basi per farsi trovare su Google
Un sito bello che nessuno trova non porta lavoro. Le basi, da fare subito:
- un titolo e una descrizione per ogni pagina, che dicano cosa fai e dove: trovi come scriverli nella guida a title e meta description;
- il sito collegato a Google Search Console, per vedere come ti trova Google;
- la città e la zona servita scritte nel testo, se lavori in un’area precisa: qui c’è la guida alla SEO locale per piccole imprese;
- il collegamento con la scheda Google Business.
8. Cose tue, non in affitto
Un punto che molti scoprono troppo tardi: il dominio (nomeazienda.it), l’accesso al sito e le statistiche devono essere intestati all’azienda, non al fornitore. Se un giorno cambi chi ti segue, devi poter portare via tutto. Chiedilo per iscritto prima di iniziare.
Anche l’email conta: info@nomeazienda.it trasmette più fiducia di un indirizzo gmail.
Gli errori più comuni
- Parlare di sé invece che del cliente: “leader del settore dal 1985” dice poco; “rispondiamo entro 24 ore e interveniamo in giornata” dice molto.
- Un’unica pagina “Servizi” con tutto dentro: Google non sa per cosa mostrarla.
- Il sito fatto e poi dimenticato: orari vecchi, notizie del 2019, il numero di un dipendente che non c’è più.
- Nessuno strumento per misurare: senza statistiche non sai se il sito porta contatti.
Se hai già un sito con queste cose ma le richieste non arrivano, il problema è spesso altrove: lo spiego in perché il sito aziendale non porta contatti.
La checklist in breve
- In alto si capisce cosa fai, per chi e dove.
- C’è una pagina per ogni servizio importante.
- Telefono e WhatsApp si toccano da ogni pagina.
- Ci sono recensioni, foto vere e lavori fatti.
- Si apre in fretta dal telefono.
- Partita IVA, privacy, cookie e HTTPS sono in regola.
- Ogni pagina ha titolo e descrizione per Google.
- Dominio, accessi e statistiche sono intestati a te.
Devi creare o rifare il sito? Guarda come lavoro nella pagina sulla realizzazione di siti web per aziende e quanto costa nella guida su quanto costa un sito web. Se vuoi prima capire cosa sistemare, c’è il test gratuito sulla presenza online.
Domande frequenti
Quante pagine deve avere un sito aziendale?
Per una piccola impresa bastano spesso tra 5 e 10 pagine: home, chi siamo, una pagina per ogni servizio principale, lavori, contatti, privacy e cookie. Conta più che ogni pagina abbia uno scopo chiaro.
Meglio un sito vetrina o un e-commerce?
Se vendi servizi o lavori su preventivo, basta un sito vetrina fatto bene. L’e-commerce serve solo se vuoi vendere prodotti online con pagamento diretto, e richiede più lavoro di gestione.
È obbligatorio mettere la partita IVA sul sito?
Sì, per chi ha la partita IVA va indicata nel sito, di solito nella homepage o nel piè di pagina di tutte le pagine. Insieme conviene mettere ragione sociale e sede.
Posso creare il sito aziendale da solo?
Con strumenti come WordPress, Wix o Squarespace sì, almeno una prima versione. La parte difficile non è la tecnica, ma scrivere testi chiari, scegliere la struttura e farlo trovare su Google.
Ogni quanto va aggiornato un sito aziendale?
Le informazioni (orari, servizi, contatti, prezzi) vanno controllate almeno ogni tre mesi. Grafica e struttura di solito reggono qualche anno, se il sito resta veloce e comodo dal telefono.
